Dal Rapporto Invalsi 2023 emerge una sostanziale variabilità per scuole, classi e territori. Torna il gap tra Centro Nord e Mezzogiorno, per apprendimento ed opportunità di apprendimento. Segnali positivi, invece, nell’inizio di inversione di tendenza per quel che concerne la dispersione scolastica, in particolare proprio al Sud. Non mancano altre note positive: risultati eccellenti dell’istruzione tecnico professionale in Lombardia, Veneto e provincia di Trento; una scuola dell’infanzia inclusiva e fondamentale per gli studi futuri per italiani e, soprattutto, ragazzi d’origine straniera; la crescita nella lingua inglese;
Italia a due velocità
E’ un quadro complesso quello che emerge dal Rapporto Invalsi 2023, presentato lo scorso 12 luglio alla Camera dei Deputati. Elementi positivi e non legati al biennio della pandemia, che richiederanno tempo per essere elaborati e superati, ed altri che indicano la via da intraprendere per presente e futuro. Su tutto, anche qui, si rinnova il sostanziale gap tra Centro Nord e Mezzogiorno, con la prima area che tiene bene il passo dei più importanti Paesi europei e l’altro che zoppica nelle percentuali di apprendimento. Un’Italia a due velocità, come descritta nel Rapporto Invalsi, con le scuole delle nostre regioni centrali e del settentrione che riescono a rappresentare risultati buoni, limitando la percentuale di allievi che terminano il ciclo secondario di secondo grado in condizioni di fragilità, e con un Mezzogiorno dove le difficoltà di apprendimento sono legate anche alle disomogeneità nelle opportunità tanto più emergono le debolezze della popolazione. Vanno tuttavia sottolineati anche gli elementi positivi come l’inversione, ed in particolare proprio nel Mezzogiorno, della dispersione scolastica.
La variabilità nella scuola primaria
La variabilità c’è tra territori, ma anche tra scuole e classi. E’ un fattore caratterizzante a livello generale, che tocca già la scuola primaria, dove – sottolinea Invalsi – si gettano le basi per l’acquisizione di competenze robuste che dovranno consolidarsi nel prosieguo del percorso scolastico. E’ qui che occorre intervenire per evitare che le difficoltà divengano sempre più serie e complesse da risolvere nei gradi successivi d’istruzione. Il Rapporto Invalsi invita ad azioni innovative nella formazione dei docenti, in una scuola più aperta e cooperativa, dotata di maggiore personale.
Gli studenti che non raggiungono gli obiettivi minimi d’istruzione di base
La questione degli studenti che non raggiungono gli obiettivi minimi dell’istruzione di base nella scuola secondaria di primo e di secondo grado richiedono forte impegno e coinvolgimento di tutta la società. La scuola è la base per il futuro della società e ne rappresenta lo specchio. Occorre dunque la massima collaborazione sociale affinché funzioni al meglio e per tutti.
Dispersione scolastica, disuguaglianza sociale
Tornando con una breve parentesi alla dispersione scolastica che, seppure più accentuata al Sud, non è un fenomeno esclusivo delle regioni meridionali, bisogna ricordare come questo fenomeno sia più in generale un indicatore di disuguaglianza sociale e come tale pericoloso, preoccupante e da contrastare con mezzi efficaci. E’, dunque, tanto più importante la prima parvenza di inversione di tendenza registrata nel Mezzogiorno e nel Paese tutto.
In alcune aree la tecnico professionale è eccellente
Altre chiavi di positiva lettura sono gli eccellenti risultati dell’istruzione tecnico professionale di Lombardia, Veneto e provincia autonoma di Trento. Soluzioni, queste, estremamente interessanti per funzionali percorsi alternativi, che andrebbero replicate in altre aree del Paese, con la dovuta attenzione per riadattarle alle condizioni produttive, sociali e territoriali di un determinato tessuto locale.
Gli allievi stranieri e l’inclusività della scuola italiana
Altra nota positiva è quella degli allievi stranieri ed in particolare di seconda generazione. Ciò testimonia una scuola italiana inclusiva, con un ruolo sociale fondamentale già dalla scuola per l’infanzia. Il Rapporto dice, infatti, come la frequenza della scuola d’infanzia abbia effetti positivi sugli apprendimenti, tanto più nei bambini di origine straniera figli di immigrati rispetto agli italiani figli di italiani.
La crescita in inglese
Forse il dato più positivo il Rapporto lo indica nella crescita generalizzata dei ragazzi nell’apprendimento della lingua inglese, ormai imprescindibile affinché i nostri allievi possano calarsi nel quadro aperto del confronto globale. Il cammino intrapreso in tal senso dalla scuola italiana è determinato e funzionale ad un’efficace spesa delle risorse disponibili. Occorre insistere su tale cammino.