Superare l’anacronistica distinzione tra scuola di “serie A e di serie B” e fornire ai ragazzi adeguati strumenti per formare competenze e garantire pronta risposta alle richieste del mercato del lavoro. Con questo obiettivo, il 21 settembre si è tenuto nella Camera dei Deputati il lancio del 35° Seminario europeo CIOFS-FP e Forma, “Non uno di meno – Formazione professionalizzante: un diritto di tutti”. Contenuti resi ancora più ricchi ed attuali dalle valutazioni sul disegno di legge “Istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale e di revisione della disciplina in materia di valutazione del comportamento delle studentesse e degli studenti”, proposto dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che il Governo ha approvato d’urgenza tre giorni prima.
Sinergia tra ministeri, Regioni, enti ed associazioni
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Valditara e il ministro del Lavoro, Marina Calderone, hanno posto l’accento sulla necessità di annullare le distanze, e le distinzioni, tra indirizzi tradizionali, istituti tecnici e formazione. In che modo? Guardando a ciò che c’è urge, quindi all’approvazione del ddl con un metodo non scontato, vale a dire la sinergia tra i due Ministeri, le Regioni, enti ed associazioni operanti nel settore e, in generale, le parti chiamate in causa dal comune impegno per la costruzione del futuro delle nuove generazioni. Il lavoro di squadra, la connessione tra le istituzioni e stakeholders sono necessari per un sistema Paese che vuole diventare strategico. I due Ministri hanno voluto sottolineare l’importanza della comunicazione tra Ministeri e il lavoro di concerto con le Regioni, metodo base per affrontare i cambiamenti epocali che inevitabilmente interessano l’istruzione e la formazione professionale in Italia.
Il disegno di legge per la filiera formativa tecnologico-professionale
Appena un passo indietro: il Consiglio dei Ministri del 18 settembre scorso ha approvato il disegno di legge che istituisce, dall’anno scolastico 2024/2025, la filiera formativa tecnologico-professionale costituita dai percorsi sperimentali del secondo ciclo di istruzione, dalla formazione degli ITS Academy, dai canali di istruzione e formazione professionale e da quelli di istruzione e formazione tecnica superiore. Le Regioni possono così aderire alla filiera formativa tecnologica.
Nella stessa denominazione della proposta legislativa vi sono obiettivo e senso di un grande lavoro di riposizionamento dell’istituzione scolastica e della formazione, considerando che quando i bambini di oggi saranno nel cuore di attività professionali future, queste ultime saranno generate e/o riceveranno insostituibile supporto e costante sviluppo dalle nuove tecnologie. Ora, quindi, occorre costruire quelle figure professionali, adesso si rende opportuna la formazione professionalizzante, oggi bisogna agire per creare competenze.
Corsi di studio di quattro anni
La proposta del governo ha, quale principale novità, il completamento del percorso di studi tecnico-professionali in quattro anni. Gli studenti in possesso di un diploma professionale conseguito con un percorso di durata almeno quadriennale potranno iscriversi direttamente ai percorsi ITS Academy, a seguito di validazione INVALSI ed inoltre, avranno la possibilità di sostenere l’esame di Stato senza formale valutazione preliminare. Il Disegno di Legge, ora al vaglio del Parlamento, propone una nuova visione di istruzione e formazione: un’unica offerta di ampio raggio, attraverso la costituzione di reti (campus), che comprende anche le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, le Università, gli istituti AFAM ed altri soggetti pubblici o privati. La palla ora passa al Parlamento e ad un’attuazione funzionale ad implementare e sostenere costantemente l’evoluzione già in atto nel mondo dell’istruzione e della formazione italiana in corrispondenza dello sviluppo tecnologico applicato al lavoro.
Non si scherza col 6 in condotta
Ricordiamo, infine, che il provvedimento si occupa anche di valutazione del comportamento: per la scuola secondaria di primo e secondo grado sotto al sei non ci sarà ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato; per quest’ultima il sei comporterà un colloquio nell’ambito dell’esame di Stato su cittadinanza attiva; solo con nove o dieci, infine, si potrà accedere al punteggio più alto nell’ambito della fascia di attribuzione del credito scolastico spettante sulla base della media dei voti dello scrutinio finale.