Orientare agli ITS anche nei licei

Circa il 60-70% dei profili tecnico – scientifici richiesti dalle aziende non trovano i candidati e le competenze adeguate. A questo si cercherà di dare risposte nella XII edizione di Expo Training, l’evento frequentato da tutti i principali stakeholder della “filiera delle competenze” – il 7 e l’8 novembre 2023 alla Fiera di Milano – per sviluppare networking attraverso incontri profilati tra domanda e offerta di formazione. Molti anni sono passati da quando Peter Drucker, economista aziendalista di fama mondiale, coniò l’espressione “economia della conoscenza” intendendo l’uso della conoscenza per generare valore: da un punto di vista aziendale, la conoscenza – soggettiva o oggettiva (Popper, 1972), implicita o tacita ed esplicita o codificata (Foray 2006), organizzativa, incrementale, comune, specializzata – è una risorsa scarsa che consente, a chi la possiede, di trarre un vantaggio competitivo e anche di guadagno. Puntare sui legami tra i processi di apprendimento, l’innovazione e la competitività – ed Expo Training ha appunto un pubblico qualificato di decisori sul tema delle risorse umane, formazione, sicurezza ed educational  provenienti da tutta Italia e dall’estero – è la chiave per lo sviluppo dell’economia.

Lo Skill Gap

Si definisce cosi la disparità tra le competenze che un datore di lavoro si aspetta dai suoi dipendenti e le effettive competenze che essi possiedono. In altre parole è il divario di competenze la condizione che rende difficile spesso per le aziende occupare le posizioni aperte, divario che si unisce allo Skill Mismatch (la mancanza di aggiornamento). Secondo una recente indagine dell’AIDP Toscana, realizzata con Kilpatrick e Università di Firenze, ai lavoratori neoassunti in Toscana mancano competenze tecniche, linguistiche e di leadership personale: si tratta di uno skill gap che varia con l’età dato che tra i giovani mancano le competenze trasversali, tra gli adulti si tratta più spesso di skill gap di natura informatica. E’quindi oggi sempre più urgente la necessità di un link tra formazione e mondo del lavoro. I processi per far fronte allo Skill Gap sono il Reskilling (i dipendenti vengono formati per poter rivestire un nuovo ruolo) e l’Upskilling ( i dipendenti vanno ad acquisire nuove competenze, per migliorare lo svolgimento dell’attuale ruolo) ed è su questi che si sta cercando di puntare.

L’economia della competenza

L’economia della competenza, attraverso i suoi ecosistemi, evidenzia i legami tra i processi di apprendimento, l’innovazione e la competitività finalizzati allo sviluppo del Sistema Paese. In questo contesto è evidente come diverse aziende abbiano deciso di formare da sole il personale che serve loro, investendo in una formazione in house attraverso le Academy, operazione fattibile per le grandi aziende ma non per le piccole che non sono in grado di sostenerne i costi. Per aiutarle, alcune regioni come Piemonte, Lazio e Liguria stanno promuovendo vari modelli di Academy sulle principali filiere del territorio, con corsi per l’inserimento lavorativo ed un’indennità di partecipazione per i corsisti. A ciò si aggiunge il  Fondo Nuove Competenze per il potenziamento delle competenze digitali e di quelle relative alla transizione ecologica voluta dal PNRR, ma anche gli avvisi delle Regioni e di diversi fondi interprofessionali che finanziano i progetti formativi. Confindustria sta puntando molto sulle “avanguardie della cultura d’impresa del territorio” per creare reti di collaborazione nel mondo della formazione e forme di partenariato pubblico-privato, ma è evidente che il mondo della scuola non può delegare alle aziende la formazione che dovrebbe essere in grado di fare. Per contrastare il mismatch tra le competenze dei ragazzi in uscita, i percorsi accademici e le competenze richieste dalle aziende è quindi fondamentale orientare i ragazzi verso gli ITS.

Orientare agli ITS anche nei licei

Secondo i dati Almalaurea del 2022 solo il 60.9 per cento degli iscritti all’università arriva alla laurea il che significa che molti ragazzi arrivano al mondo del lavoro solo con il diploma, spesso di liceo, senza le competenze richieste. Ed è per questo che l’orientamento agli ITS è fondamentale anche nei licei poiché l’ITS è la via per colmare il vuoto occupazionale. Si tratta di corsi di formazione altamente professionalizzanti, ad alto contenuto tecnologico e innovativo, resi possibile dalla sinergia tra scuole superiori, università e imprese, ideali per formare figure professionali dotate di un’alta specializzazione tecnologica in grado di consentire loro un inserimento qualificato nel mondo del lavoro. A supporto di questa direzione esistono il DPCM del 25 gennaio 2008 e la legge 99/2022 che prevede appunto che tutti i diplomati possano accedere agli ITS, anche se arrivano dai licei. E’importante sottolineare un dato rilevato da un monitoraggio Indire, sempre riferito al 2022: il 22.6 per cento dei diplomati ITS, cioè un quarto del totale, proviene da un liceo. In molti casi, l’approdo dal liceo all’ITS avviene infatti dopo uno o due anni di università vissuti in modo insoddisfacente. Sono ragazzi che poi ritrovano autostima e lavoro nei percorsi ITS: secondo il monitoraggio nazionale 2022 dei percorsi ITS l’80% dei diplomati ITS ha trovato lavoro a un anno dal diploma, di questi il 91% in un’area coerente con il percorso concluso.

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