Programmi elettorali per la scuola, un elenco di promesse irrealizzabili

Le elezioni si avvicinano e sul tema scuola si stanno finalmente delineando diverse proposte, circa una trentina, da parte degli schieramenti politici. Il Pd insiste sullo jus scholae, la scuola dell’infanzia gratuita e obbligatoria e – tema sul quale il Pd stesso fece cadere il ministro Berlinguer – valutazione ed autovalutazione. Sullo jus scholae puntano anche i cinque stelle che però puntano ad aggiungere nelle scuole l’ educazione sessuale e affettiva, psicologi e pedagogisti, stipendi più alti in linea con gli standard europei e meno corsi a numero chiuso nelle università.


Il centro destra punta più ai posti di lavoro e propone l’eliminazione del precariato, più spazio per le scuole tecniche professionali, il buono scuola e, ovviamente, il “merito”, tema cavallo di battaglia della destra. Il terzo polo, cioè Azione e Italia Viva, propone di aumentare l’obbligo scolastico dai 16 ai 18 anni riducendo però di un anno la durata degli studi che passerebbe cosi da 13 a 12 anni, di riformare gli istituti professionali seguendo il modello degli ITS, tempo pieno in tutte le scuole primarie, stipendi differenziati per i docenti, buono scuola, rimborsi fiscali, ecc.

Secondo i calcoli della rivista Tuttoscuola – che ha misurato quanto costerebbero all’Italia le proposte contenute nei programmi dei partiti – si tratterebbe solo di un “libro dei sogni”, irrealizzabile dal profilo economico: basti pensare che, solo per realizzare il tempo pieno nelle scuole primarie bisognerebbe trovare, limitatamente alle spese del personale docente e Ata, un miliardo e 269 milioni; per non parlare delle spese che andrebbero a carico dei Comuni: 4 miliardi e 759 milioni all’anno per le mense,  395 milioni di euro all’anno per il trasporto pubblico. In totale, solo il tempo pieno nelle primarie costerebbe circa 6 miliardi e 423 milioni di euro. Quel che è certo è che di nuovo si voterà nei plessi scolastici quindi le scuole, a solo una settimana dall’apertura, saranno costrette a chiudere per sanificare, far votare i cittadini e risanificare di nuovo: un’ennesima incombenza che, pur essendo a carico di Comuni e province, fa delle scuole, per l’ennesima volta, luogo di voto più che pensiero centrale dell’agenda politica.

Lascia un commento