In vista delle prossime elezioni, cosa propongono i partiti sul tema lavoro? Il primo a presentare il programma elettorale è stato Antonio Calenda che propone quattordici punti in “Azione e +Europa”. Per quanto riguarda il lavoro, la ricetta Calenda prevede “una legge sulla rappresentanza per cancellare i contratti pirata, stabilendo un salario minimo legale – per proteggere chi non è coperto dalla contrattazione collettiva e chiudendo le cooperative nate solo per sottopagare i lavoratori – definito non dalla politica ma da una commissione indipendente; il divieto di tirocini gratuiti non inseriti in un piano di formazione universitaria o di scuola secondaria; la formazione continua incentivata da parte del datore di lavoro (credito d’imposta), inserita in tutta la contrattazione nazionale, come diritto del lavoratore, e delegata alle agenzie private di collocamento”. Per compensare gli effetti dell’inflazione nel ’22 e nel ’23, Calenda propone di recuperare il 50% (credito d’imposta) di una mensilità in più, interamente detassata e decontribuita, che verrà erogata al lavoratore; lo smart working come opportunità per i lavoratori e le imprese.
Fratelli d’Italia parla invece di nazionalizzare le reti di “trasporto fisico (autostrade, ferrovie, porti, aeroporti), produzione e distribuzione dell’energia, risorse idriche, telecomunicazioni, servizi postali”, non nel senso di chiuderle ai privati ma di dare priorità al pubblico. E specifica che l’accesso alla gestione delle infrastrutture nazionali debba essere riservato “a soggetti di diritto italiano che abbiano sede fiscale e quindi paghino le tasse nel territorio nazionale, con l’obbligo, per il contraente, di reinvestire nella rete o nell’infrastruttura secondo le indicazioni dello Stato, in aggiunta agli investimenti già previsti dal contratto di concessione, anche il surplus della legittima remunerazione che eccede il 15% di redditività”. La Meloni propone una “struttura d’intelligence economica per dotare le nostre imprese degli strumenti necessari per competere a livello globale, in collaborazione con il governo” e punta sul golden power esteso anche “al settore bancario, creditizio e assicurativo e in difesa da soggetti interni alla Ue per un periodo di almeno 12 mesi”. In tema fiscale, Meloni propone di tagliare “il livello di imposizione gravante sulle imprese in considerazione anche del livello di imposizione esistente negli altri Paesi membri dell’UE, al fine di evitare fughe verso Paesi che presentano una fiscalità di vantaggio e di favorire il rientro in Patria (reshoring) delle imprese che negli ultimi decenni hanno delocalizzato” ed un sostegno alle aziende per coprire i “costi fissi che gravano su imprese, artigiani, commercianti e lavoratori autonomi”, finanziato imponendo una tassa ai giganti del web.
Il Pd propone di tagliare le tasse sul lavoro di mille euro l’anno per chi guadagna meno di 25mila euro: uno stipendio in più. Estendere il bonus contro il caro vita da 200 euro a chi oggi è escluso, allargare la platea del bonus sociale in bolletta ed introdurre un salario minimo. I Dem sostengono l’idea di salariali minimi ad hoc in settori in cui è più alta la povertà lavorativa, chiedono di estendere il bonus 200 euro ad agricoltori, ricercatori, precari, e di portare da 12mila a 20mila euro fino a fine anno la soglia del bonus sociale che azzera gli aumenti in bolletta. Nel pacchetto c’è anche il raddoppio della soglia esentasse per il welfare aziendale, da 258 a 516 euro.