Sono 51.832 le domande presentate per il supporto per la formazione ed il lavoro acquisite dal nuovo sistema informativo per l’inclusione sociale ed il lavoro. Lo ha reso noto l’11 settembre il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. A chi è destinata questa misura? Agli ex percettori del reddito di cittadinanza di età compresa tra i 18 ed i 59 anni privi di condizioni di fragilità, con un valore dell’ISEE familiare, in corso di validità, non superiore a 6.000 euro annui. Dovranno ora partecipare a corsi di formazione, qualificazione, riqualificazione ed orientamento professionale. Come si fa la richiesta? Sul portale Inps, previa identificazione digitale.
Una volta attivato, si stipula un patto di servizio personalizzato che comporta la partecipazione alle attività di formazione e riqualificazione ed il riconoscimento di 350 euro mensili, erogati mediante bonifico dall’Inps, per l’intera durata del corso ed in ogni caso per un arco temporale massimo di 12 mesi.
Occupazione ai massimi storici
L’occupazione nel nostro Paese è al massimo storico, il 61%, con i lavoratori dipendenti ‘driver’ di questo cambiamento. Lo dice il XXII Rapporto Inps, relativo all’anno 2022, presentato il 13 settembre alla Camera che rileva come, nonostante questo trend positivo, restino alcune criticità importanti – l’invecchiamento della popolazione, il divario territoriale tra Nord e Sud, la differenza tra lavoro dipendente, in aumento, e lavoro autonomo, in diminuzione – che ci fanno restare al di sotto delle medie dei paesi dell’Unione Europea. Secondo il Rapporto, ad aprile 2023 il tasso di disoccupazione italiano è risultato pari al 7,8% mentre la nota di aggiornamento al Def 2020, deliberata dal Consiglio dei Ministri il 5 ottobre 2020, prevedeva per il 2023 un tasso di disoccupazione pari al 9,8%. Secondo i dati Istat di settembre, nel secondo trimestre 2023 gli occupati sono 129mila in più rispetto ai primi tre mesi dell’anno (+0,6%), a seguito della crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (+130 mila, +0,8%) e degli indipendenti (+23 mila, +0,5%) che ha più che compensato il calo dei dipendenti a termine (-25 mila, -0,8% in tre mesi). Diminuiscono invece sia i disoccupati (-64 mila, -3,2% in tre mesi) sia gli inattivi di 15-64 anni (-66 mila, -0,5%).
Le imprese rallentano
Un lieve rallentamento, in termini congiunturali e tendenziali, si rileva dal lato delle imprese: rispetto al trimestre precedente, le posizioni dipendenti aumentano di 0,7%, a seguito dell’aumento sia delle posizioni a tempo pieno (0,8%) sia di quelle a tempo parziale (0,4%), con una crescita più marcata dei full time (+3,2%) rispetto a quella dei part time (+1,7%). Il ricorso alla cassa integrazione si riduce a 6,7 ore ogni mille ore lavorate mentre il costo del lavoro per Unità di lavoro dipendente (Ula) rimane stabile rispetto al trimestre precedente, quale risultato di una crescita dello 0,3% delle retribuzioni e di una riduzione dello 0,6% degli oneri sociali; su base tendenziale, invece, si registra una crescita sostenuta, pari a 2,4%, dovuta all’aumento della componente retributiva (+2,1%) e, ancor di più, degli oneri sociali (+3,4%).
Lo svantaggio delle donne
Sempre secondo l’Istat, la quota di lavoratori non-standard, vale a dire contratti a termine e part time involontario, raggiunge il 45,7% tra le donne giovani (a fronte del 33,9% dei coetanei uomini), con una netta prevalenza nel Sud (il 36,1% tra le residenti rispetto al 22,1% degli uomini della stessa ripartizione). La percentuale arriva al 36,4% tra le donne che hanno al massimo la licenza media (18,6% gli uomini con lo stesso livello di istruzione) e arriva al 40,7% tra le straniere (28,3% tra gli stranieri maschi).
Cala la fiducia dei consumatori
Ad agosto è diminuito l’indice di fiducia delle imprese che ha registrato un generalizzato peggioramento in tutti i comparti economici indagati. L’indice si attesta sul valore più basso da novembre 2022, pur mantenendosi sopra il livello medio del periodo gennaio-luglio 2023. Si evidenzia un deciso peggioramento delle opinioni sulla situazione economica generale, una diminuzione delle attese sulla disoccupazione e un miglioramento delle valutazioni sulla situazione economica personale.