Innovazione digitale, Europa a rischio competitività

L’ultimo rapporto della Banca europea per gli investimenti lancia un allarme: se continuerà ad investire poco in innovazione digitale e nelle tecnologie verdi, l’Europa rischia di perdere la propria competitività internazionale, soprattutto nei confronti degli Stati Uniti. E ancor peggio sta messa l’Italia che si posiziona sotto lo media europea: bene PNRR e fondi europei ma sono ancora tanti gli ostacoli da rimuovere, soprattutto per i privati.

Cosa serve all’Europa per non perdere il proprio ruolo

Secondo il Rapporto sugli investimenti 2022-2023 presentato al ministero dell’Economia – realizzato su un campione di 13.500 imprese nei 27 Stati membri Ue, con aziende anche negli Usa e nel Regno Unito – servono investimenti di almeno mille miliardi di euro l’anno per ridurre di almeno il 55% le emissioni di gas serra al 2030 (che è uno degli obiettivi del pacchetto Fit for 55) ed una leadership europea nelle tecnologie verdi.

L’Italia

Se la media europea degli investimenti è bassa, quella italiana lo è ancora di più: nel nostro Paese solo il 36% delle imprese sta investendo per adattarsi ai cambiamenti climatici e per ridurre le emissioni di gas serra (contro una media europea del 53%) e solo un quarto (26%) delle aziende investe per limitare i rischi fisici dovuti al surriscaldamento globale (contro la media Ue del 33%). Quali sono quindi invece le azioni più frequenti nelle aziende italiane? Migliorare l’efficienza energetica (ma anche in questo caso siamo sotto la media Ue) e ridurre i rifiuti. Sotto media sono anche le azioni per contrastare gli effetti degli eventi atmosferici estremi (36% delle imprese italiane contro il 53% di quelle europee) e per ridurre le emissioni di CO2 (33% contro il 51%).

Veniamo ora ai dati positivi: il 68% delle nostre imprese usa almeno una tecnologia digitale avanzata ed è, in questo, in linea con la media dell’UE (ma siamo invece sotto la media Ue se analizziamo quante siano le imprese che usano più di una tecnologia avanzata). Siamo invece sopra la media Ue per lo sviluppo o l’introduzione di nuovi prodotti, processi o servizi: obiettivo perseguito dal 47% delle imprese italiane contro la media europea del 34%.

Come l’Europa sta cercando di rispondere

Bruxelles sta definendo un piano per aumentare gli investimenti europei nelle tecnologie della transizione energetica ma gli investimenti ad oggi, pur essendo tornati ai livelli di prima della pandemia, non sono ancora sufficienti, come è chiaro se si guarda al divario che divide l’Europa dagli Stati Uniti, divario destinato a crescere: gli USA già hanno 1,5-2 punti percentuali in più rispetto al vecchio continente ed ora hanno aggiunto una “iniezione” di 369 miliardi di dollari (l’Ira, cioè l’Inflation Reduction Act) che investirà 369 miliardi di dollari in progetti nelle energie rinnovabili. Condizione che potrebbe ovviamente incentivare le imprese innovative e verdi a trasferirsi negli Stati Uniti, indebolendo cosi ancora più l’Europa.

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