I decreti mancanti del reddito di cittadinanza

I decreti attuativi renderebbero possibile la fase proattiva di inserimento lavorativo dei beneficiari della nuova misura

Il reddito di cittadinanza è stato fino ad oggi la misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto del lavoro soltanto sulla carta. Per far sì che non sia annoverato come un mero sussidio, il Governo deve porre in essere tutte quelle disposizioni pomposamente definite anti-divano. Mancano, infatti, all’appello una serie di decreti attuativi che renderebbero possibile la fase proattiva di inserimento lavorativo dei beneficiari della nuova misura, ma anche la possibilità che gli stessi possano realizzare quegli interventi di pubblica utilità a favore dei comuni per 16 ore settimanali. 

Per consentire agli enti locali di “utilizzare” i percettori del RdC in lavori utili alla collettività è necessaria una norma attuativa del governo – da emanare entro il prossimo mese di settembre – che definisce le Linee guida per consentire ai Comuni di organizzare queste attività. 

Sempre sul fronte degli oneri posti a carico dei Comuni, non è stata completata l’Anagrafe nazionale della popolazione residente che consentirebbe di verificare i requisiti anagrafici e di residenza dei richiedenti e della corretta individuazione del nucleo famigliare di riferimento, elemento fondamentale per determinare i requisiti di residenza almeno decennale dei cittadini non comunitari ed economici o di altro tipo.

In attesa che vengano realizzate – nel rispetto delle previsioni sulla privacy – le piattaforme informatiche per la condivisione dei dati e delle informazioni tra le amministrazioni centrali e i servizi sociali, manca ancora il piano tecnico di attivazione e interoperabilità da adottarsi con provvedimento congiunto del Ministero del lavoro e di ANPAL. 

Manca, inoltre, il decreto a mezzo del quale il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentita l’ANPAL e previa intesa in sede di Conferenza unificata Stato – regioni definisce gli indirizzi e i modelli per la redazione del Patto per il lavoro per i percettori di RdC. Stesso discorso per il decreto ministeriale che semplifica le richieste di RdC, rendendole contestuali alla presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica (DSU) ai fini ISEE.

Sul fronte degli incentivi, non vi è traccia del decreto interministeriale (Ministero del lavoro, Mise e Ministero delle finanze) che definisce le modalità di richiesta ed erogazione del beneficio addizionale per i percettori di RdC che intendono avviare attività di lavoro autonomo, nonché quello che consente alle imprese che assumeranno i percettori della nuova misura di beneficiare del credito di imposta.

A dispetto dell’imponente apparato sanzionatorio previsto dall’art. 7 del decreto-legge n. 4/2019, istitutivo del reddito di cittadinanza convertito in L. 26/2019, non si possono avviare nemmeno i controlli incrociati sia sul possesso dei requisiti che danno diritto al reddito di cittadinanza, sia sul corretto utilizzo delle somme accreditate sulla card.

Ma la cosa più grave è che il personale dei Centri per l’impiego che dovrebbe farsi carico di facilitare l’inserimento lavorativo dei percettori del reddito di cittadinanza non è ancora stato assunto dalle Regioni che, nonostante un emendamento al decreto Crescita abbia prorogato al 31 agosto il termine per completare le procedure relative alle assunzioni del personale in graduatoria, sono ancora in attesa del decreto ministeriale di riparto delle risorse finanziarie per rafforzare i cpi.

Nel frattempo però sono partite le selezioni dei cosiddetti navigators, probabilmente un gruppo di baldi giovani senza esperienza – a dispetto di quella maturata dai precari storici di ANPAL Servizi ancora in attesa di rinnovo dei contratti – che dovranno affiancare non si sa bene come il personale dei centri per l’impiego nella ricerca di un lavoro “precario” che finora c’è solo per loro.

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