Il Reddito di cittadinanza a confronto con le altre misure di sostegno

La discussione politica coinvolge questa e le altre misure di contrasto alla povertà, attuali o potenziali, focalizzandosi puntualmente sui costi che ne derivano

Fra le discussioni che mantengono costantemente acceso il dibattito politico sui temi del lavoro compare sicuramente quella relativa al reddito di cittadinanza.

La proposta elettorale al riguardo, però, presenta un’incongruenza già nel nome poiché non si tratta di un reddito di base vero e proprio, previsto per tutti a prescindere dalle condizioni economiche, ma di un sussidio alla disoccupazione che come tale viene misurato sulla base di parametri specifici e in cambio chiede di rispettare precise condizioni legate alla ricerca di un impiego e allo svolgimento di attività socialmente utili.

Nella forma si avvicina alla misura di contrasto alla povertà che era stata già introdotta dal Governo Gentiloni con il nome di Reddito di Inclusione (REI). Per comprendere le differenze fra queste misure e un reale reddito di cittadinanza basterebbe spostarsi in Finlandia, dove in via sperimentale è stato scelto un campione di duemila cittadini ai quali erogare un reddito di base pari a 560 euro.

Ai beneficiari non è stato chiesto di attivarsi obbligatoriamente nella ricerca di un lavoro ma semplicemente di usufruire della somma per migliorare le proprie condizioni economiche e sociali.

Il Reddito di Inclusione di matrice PD, l’unico entrato effettivamente in vigore nel nostro paese, valuta invece specifici requisiti legati alla condizione economica del nucleo familiare.

A partire da tali requisiti, prevede un beneficio economico erogato mensilmente sulla base di un Progetto personalizzato, sotto la regia del proprio Comune di appartenenza, per agevolare un’attivazione ed un’inclusione sociale oltre che professionale. Da quest’anno il REI va a sostituire – e in qualche modo ad assorbire – altri due strumenti di contrasto alla disoccupazione come il Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) e l’Assegno di Disoccupazione (ASDI).

Il Progetto, coordinato tra i servizi sociali del Comune, i servizi per l’impiego, i servizi sanitari, le scuole e alcuni enti non profit, parte da un’analisi valutativa delle problematiche e dei bisogni delle famiglie per proseguire in un percorso di 18 mesi, che può prolungarsi di altri 12 in particolari casi.

Nei fatti il REI prende in esame l’intero nucleo familiare e il Reddito di cittadinanza si rivolge ai singoli cittadini, ma la principale differenza resta nei numeri e riguarda soprattutto l’ammontare dell’assegno previsto. Se il Reddito di Inclusione garantisce un beneficio massimo di 187 euro a persona, il Reddito di cittadinanza, così come annunciato nei programmi, può arrivare fino a 780 euro. 

Rimane un’altra ipotesi elettorale il Reddito di Dignità (ReD) lanciato dal centrodestra come misura di emergenza per sollevare l’economia considerando anche le fasce meno ricche della popolazione. Il ReD parte dal concetto economico elaborato da Milton Friedman sull’imposta negativa sul reddito, che obbliga lo Stato a versare le tasse al posto di quei contribuenti che non raggiungono il reddito soglia stabilito.

L’idea è quella di introdurre un sussidio economico che funga da detrazione d’imposta, per consentire a tutti i cittadini di superare la soglia di povertà stabilita dall’ISTAT.

Nei fatti, la discussione politica coinvolge questa e le altre misure di contrasto alla povertà, attuali o potenziali, focalizzandosi puntualmente sui costi che ne derivano, secondo alcuni insostenibili, secondo altri a completo vantaggio del welfare se ammortizzati in una politica di lungo periodo.

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