Nvidia, sfida USA – Cina sull’IA

Il colosso statunitense Nvidia fa numeri da record con la produzione di chip necessari all’IA e raccoglie così una sfida epocale. Continua la competizione, anche senza regole, USA – Cina, l’Europa attende. Resta chiara la necessità di un quadro etico di riferimento per lo sviluppo, come per l’utilizzo dell’IA

L’intelligenza artificiale sta alimentando il cambiamento in tutti i settori, in tutto il mondo, dai sistemi di riconoscimento vocale alla diagnostica per immagini, dalla gestione migliorata della supply chain alla potenza di calcolo, dagli strumenti agli algoritmi che servono ai team per lavorare al meglio. E i numeri lo confermano: lo scorso 23 agosto, Jensen Huang, fondatore, insieme a Chris Malachowsy e Curtis Priem, e numero uno dell’americana Nvidia, hanno annunciato i risultati record dell’azienda consolidati nell’ultimo trimestre. Un vero e proprio boom che ha avuto inizio nel 1993, anno di fondazione dell’impresa, e passando per il 1999, anno della quotazione al Nasdaq.

E’interessante sottolineare come ha commentato Huang il proprio successo economico (ricavi da 6,7 a 13,51 miliardi di dollari su base tendenziale in un anno, utili decuplicati da 656 milioni a 6,19 miliardi, un valore commerciale in crescita del 171%, aumento del 10% delle azioni Nvidia capitalizzazione di mercato vicina al 1,2 trilioni): “Una nuova era informatica è cominciata. Le aziende di tutto il mondo stanno passando dal calcolo generico al calcolo accelerato e all’intelligenza artificiale generativa”

Una nuova era informatica

Nvidia ha raccolto una sfida epocale. Secondo l’analista di CFRA Research, Angelo Zino, “Nvidia sarà l’azienda più importante per la civiltà perché ogni azienda, direttamente o indirettamente, sarà esposta a Nvidia e farà affidamento su di essa in una certa misura nei prossimi cinque-dieci anni”. Quali saranno le ricadute sull’occupazione? Secondo Confartigianato, l’IA mette a rischio 8,4 milioni di posti di lavoro, in particolare tra le professioni più qualificate e a contenuto intellettuale ed amministrativo. Autorevole contraltare è Paul Donovan, chief economist inglese di UBS Wealth Management, secondo cui effetti negativi sull’occupazione non ve ne saranno, se non nel breve termine, ed a causa della velocità di diffusione dell’IA che, invece, creerà nuovi lavori scongiurando così un aumento netto della disoccupazione.

La competizione USA – Cina

Per GlobalData siamo difronte ad un mercato destinato a crescere del 35% l’anno da qui al 2030 e, inevitabilmente, uno scenario del genere rientra nell’orbita operativa dei due maggiori contendenti mondiali in tema di mercato IA; USA e Cina. Viviamo un momento in cui la storia si sta rovesciando e, in seguito alle restrizioni sugli investimenti USA in oriente nelle produzioni di microchip, nella tecnologia quantistica e in alcuni sistemi di intelligenza artificiale, volute dal Presidente Biden, la Cina riafferma e sottolinea le regole dell’economia di mercato e della concorrenza leale che gli Stati Uniti hanno sempre promosso e rispetto alle quali starebbero ora facendo un passo indietro.

Non è casuale l’intervento dell’Amministrazione americana, poiché dopo che la Cina aveva vietato l’import di chip dall’americana Micron, lo scorso mese di maggio colossi cinesi come Alibaba, Baidu, Bytedance e Tencent hanno ordinato chip Nvidia per un valore di cinque miliardi di dollari, e da qui al collegamento con lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale il passo è breve.

L’Unione Europea assiste e si limita a rinviare una propria proposta entro la fine dell’anno.

Uno sviluppo etico per l’IA

Ciò che si evince è che la scena internazionale che fa da sfondo alla grande portata del fenomeno IA è priva della necessaria governance, mentre le regole proprie del libero mercato paiono insufficienti. L’obiettivo del profitto di un colosso come Nvidia è ampiamente giustificato, ma ciò non può avvenire fuori da un quadro etico di riferimento per lo sviluppo e per l’utilizzo dell’IA, al netto degli enormi vantaggi per le future generazioni in termini culturali, economici e sociali.

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