Il Consiglio dei ministri del lavoro dei Paesi dell’Unione Europea ha raggiunto un accordo su una proposta di direttiva volta a migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori delle piattaforme digitali, che rappresentano un’economia da 14 miliardi di euro e 43 milioni di lavoratori nel 2025. Due i miglioramenti fondamentali: si contribuisce a determinare correttamente la situazione occupazionale delle persone che lavorano mediante piattaforme digitali e si stabiliscono le prime norme UE sull’uso dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro. Non solo: chiarezza tra lavoro autonomo e dipendente; trasparenza su algoritmi e dati personali;
Il Consiglio dei ministri del lavoro dei Paesi dell’Unione Europea ha raggiunto lo scorso 12 giugno un accordo su una proposta di direttiva volta a migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori delle piattaforme digitali. In tal senso due i miglioramenti fondamentali: si contribuisce a determinare correttamente la situazione occupazionale delle persone che lavorano mediante piattaforme digitali e si stabiliscono le prime norme UE sull’uso dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro. L’iter della proposta di direttiva prevede ora la negoziazione con il Parlamento Europeo.
Il lavoro mediante piattaforme: cos’è e qualche cifra
lI lavoro mediante piattaforme digitali è una forma di occupazione in cui organizzazioni o persone utilizzano una piattaforma online per accedere ad altre organizzazioni o persone al fine di risolvere problemi specifici o fornire servizi specifici dietro pagamento. Durante la pandemia di covid 19 il lavoro mediante piattaforme digitali si è intensificato, in parte grazie all’aumento delle consegne di cibo e generi alimentari, ma ora sta diventando un motore per l’innovazione e la crescita dell’occupazione anche grazie all’apporto di altri settori. L’UE è il primo legislatore al mondo che tenta di proporre norme specifiche per le piattaforme di lavoro digitali.
Qualche cifra: l’economia delle piattaforme digitali vale 14 miliardi di euro ed è cresciuta di ben 11 miliardi tra il 2016 ed il 2020. Si stima che i lavoratori saranno 43 milioni entro il 2025. Le persone interessate sono spesso di sesso maschile e giovani e la maggior parte di loro ha un diploma superiore. Il lavoro mediante piattaforme digitali è in genere una fonte di reddito secondaria che si somma all’occupazione principale.
La crescita delle piattaforme digitali ha prodotto vantaggi sia per le imprese che per i consumatori, ma anche la poco chiara situazione di cui di seguito (la riclassificazione da lavoratori autonomi a dipendenti) per lavoratori classificati autonomi ma facenti parte anche della sfera subordinata alla quale il Consiglio pone rimedio con la riclassificazione prevista in direttiva.
La riclassificazione da lavoratori autonomi a dipendenti
La proposta di direttiva vuole garantire ai lavoratori delle piattaforme digitali il riconoscimento del quadro occupazionale legale che corrisponde alle loro modalità di lavoro effettive. Secondo la Commissione europea sono 28 milioni i lavoratori europei che operano su piattaforme digitali e di questi la maggior parte sono autonomi. Esistono però circa 5,5 milioni di lavoratori autonomi che sono attualmente classificati come lavoratori autonomi, ma che hanno un rapporto di lavoro di fatto con le piattaforme digitali e dovrebbero pertanto godere degli stessi diritti sociali e lavorativi riconosciuti ai lavoratori dipendenti dal diritto dell’UE. I Ministri hanno convenuto su una riclassificazione di questi casi che preveda la loro inclusione tra i lavoratori dipendenti di una piattaforma digitale se il loro rapporto di lavoro con la piattaforma soddisfa almeno i seguenti tre requisiti tra i sette individuati nella proposta di direttiva: limiti massimi applicabili alla retribuzione che i lavoratori possono percepire; limitazioni riguardanti la possibilità di rifiutare il lavoro; regole che disciplinano l’aspetto esteriore o il comportamento.
Trasparenza su algoritmi e dati personali
Le piattaforme di lavoro digitali utilizzano algoritmi per la gestione delle risorse umane. Tali sistemi sono utilizzati per organizzare e gestire le persone che svolgono un lavoro mediante piattaforme digitali tramite le loro applicazioni o siti web. Le persone in questione spesso non dispongono di informazioni sul funzionamento degli algoritmi e sul modo in cui sono adottate le decisioni. Tale sistema ha suscitato interrogativi sul trattamento dei dati dei lavoratori e la trasparenza e la responsabilità del processo decisionale. Il Consiglio ha così sentito la necessità di fare la massima chiarezza possibile e con la proposta di direttiva i lavoratori dovranno essere informati sull’uso dei sistemi decisionali e di monitoraggio automatizzati. Non solo, con la direttiva si propone di garantire il monitoraggio umano delle condizioni di lavoro e, non da ultimo, di concedere il diritto di contestare le decisioni automatizzate, sia ai lavoratori subordinati che ai lavoratori realmente autonomi).