Mamma, “equilibrista” tra famiglia e lavoro

Più del 12% delle famiglie con figli minori è in condizioni di povertà assoluta, il che rappresenta un rischio in presenza di quattro figli.  Lo dice l’ultimo rapporto di Save the children, “Le Equilibriste”.

Il rapporto di Save the Children

Giunto alla sua ottava edizione, il rapporto presentato il 14 maggio da Save the children delinea le diverse sfide che le mamme lavoratrici devono affrontare. Il gap di genere resta molto elevato, 17,5 punti percentuali, che aumentano in presenza di figli. Tra i 25 ed i 54 anni, con un figlio, l’occupazione per le mamme è al 63%, mentre i papà raggiungono il 90,4%. La forbice si allarga con due figli: 56% le mamme, 90,8% i papà. Il perenne divario Nord Sud si evidenzia anche in questo confronto: le donne occupate nel Mezzogiorno sono pari al 39,7%, mentre al Nord arrivano al 71,5%. L’occupazione part time è al 32% per le donne, al 7 per gli uomini. Il divario sale in presenza di figli, 37 e 5,3%.

Dimissioni, il 72% sono mamme

Le difficoltà per le mamme lavoratrici emergono anche dai dati INL (ispettorato Nazionale del Lavoro) per il rapporto “Le Equilibriste”. In particolare, se andiamo ad esaminare quali sono le persone che hanno presentato le dimissionim rinunciando così al proprio lavoro, vediamo che il 72% sono mamme lavoratrici, e solo il 28% sono uomini. Significativo inoltre un altro dato: è una scelta che riguarda l’81% degli under 29, cioè sono le giovanissime a lasciare il lavoro quando diventano mamme. La conciliazione tra lavoro e maternità incide nel 65,5% delle dimissioni, solo il 3% tra gli uomini. Il gap lavorativo per le donne è ancora più evidente se pensiamo alle famiglie monogenitoriali ed all’80% di madri single.

Ipsos, per fare figli servono aiuti statali

L’assenza di un quadro paritario nelle famiglie con figli emerge da un’indagine Ipsos per Save the children. Fatte 100 le neomamme che gioiscono per la nascita di un figlio segue il 43% di mamme che non vuole avere altri figli. Le ragioni sono la fatica per il 40%, la conciliazione con il lavoro per il 33, la mancanza di supporto e la scarsità di servizi entrambe per il 26%.

Coloro che dichiarano di non volere altri figli cambierebbero tuttavia idea in presenza di sostegni diversi, come un più importante assegno unico, asili nido gratuiti, un’assistenza domiciliare ed un sostegno psicologico pubblici nei primi mesi di vita del bambino.  

I dati Istat, le differenze da regione a regione

E andiamo all’indice delle madri elaborato per il rapporto di Save the children dall’ISTAT. Trattasi di una classifica fondata sulle condizioni più o meno favorevoli su base regionale e tenendo conto di alcune dimensioni e indicatori fondamentali. Per quel che concerne la dimensione del lavoro, abbiamo ai primi posti Emilia Romagna, Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia, ed agli ultimi Sicilia e Basilicata. La dimensione delle donne in organi politici locali per regione vede Umbria e Veneto ai primi posti e Basilicata e Valle d’Aosta agli ultimi.

Per quanto riguarda i servizi primeggiano le province autonome di Trento e Bolzano, in particolar modo per quelli offerti alle mamme ed ai loro bambini, come asili nido, mense scolastiche, tempo pieno. In coda troviamo il Mezzogiorno con Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. a ciò poi si aggiungono i progetti 0-6 anni che Save the children realizza in collaborazione con istituzioni, associazioni territoriali qualificate, terzo settore, per tutelare i diritti dei bambini e sostenere le famiglie in particolari situazioni critiche.

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