Metaverso, la nuova realtà è qui

Tutti parlano di Metaverso, cosi come ci è stato presentato da Mark Zuckerberg, ma in realtà ne abbiamo una conoscenza parziale. Di certo, abbiamo tutti il dovere di imparare a conoscere questo strumento, nelle sue positività e negatività perché il Metaverso è già qui, è una realtà presente. Lo stanno usando le case di moda che investono ingenti somme, sia in valute virtuali che reali (la metaeconomia): si compra e si fanno affari per vestire il proprio Avatar. Lo stanno usando i medici: è notizia di queste ore l’investimento di due milioni di euro fatto dall’Irccs di Candiolo per combattere i tumori urologici nel Metaverso. Da questo mese, ha comunicato Anna Sapino, Direttore Scientifico dell’Irccs, i medici avranno la possibilità di ‘allenarsi’ su modelli virtuali realizzati a partire dai dati anatomici e clinici del singolo paziente.

Le parole chiave: interconnessione e immersione

L’evoluzione vera del Metaverso è il passaggio dal 2D al 3D cioè dalle due dimensioni alle tre: è una realtà parallela dove tutti possono interagire con tutti in modo glocale e planetario, in modo immersivo. E sono queste le due parole chiave: interconnessione mondiale e mondo immersivo. Come ci confrontiamo con questa nuova realtà? Da una ricerca condotta da Ipsos insieme all’Osservatorio Metaverso, sono emersi tre profili di metapersonas, cioè di utenti, che si differenziano per conoscenza, utilizzo e attitudine verso il Metaverso. La prima categoria è quella degli “entusiasti conoscitori”: rappresentano il 31% del totale, sono per lo più Millennials e GenX, con profilo culturale medio, fiduciosi nell’on line e spesso più a proprio agio nell’on line che nell’offline. Il secondo profilo è quello dei “neofiti ottimisti”, che rappresentano il 49% e sono per lo più GenZ, di livello culturale medio alto, convinti di utilizzarlo sempre più per lavoro e intrattenimento. Infine, il terzo profilo è quello degli “scettici intimoriti” (40%), distribuiti su tutte le Generazioni tranne la GenZ, e con un livello culturale basso rispetto alla altre metapersonas. Sono i più scettici e timorosi davanti a queste nuove tecnologie e piattaforme, pensano quasi esclusivamente al gaming. In quale di queste categorie vi posizionate? La riflessione è d’obbligo e chiama in causa ognuno di noi.

Il Metaverso nella realtà

I medici di Cardiolo potranno dunque, già da questi giorni, incontrare gli avatar di colleghi che vivono in qualsiasi posto nel mondo e condividere informazioni, decisioni, contenuti digitali come le immagini da TAC e risonanza magnetica di modelli di nuova generazione che ricostruiscono in 3D l’anatomia degli organi del paziente. Una sorta di tavolo virtuale con specialisti di tutto il mondo. Del resto è gia dal 2022 che il policlinico della University of Health di Farmington,  nel Connecticut (USA), opera virtualmente: cuffie apposite, occhiali per vedere i propri avatar all’interno di una rappresentazione della sala operatoria con dentro il paziente da operare. In questo modo gli specializzandi possono esercitarsi senza far rischiare la pelle a nessuno: nel virtuale possono sentire anche la resistenza fisica, quando toccano o perforano un osso o un muscolo. Anche gli psicoterapeuti stanno usando il Metaverso nelle applicazioni terapeutiche come per esempio la terapia cognitiva, gruppi di supporto, valutazioni psichiatriche ed anche riabilitazione.  Siamo oltre la realtà virtuale, distaccata dalla realtà, dove si entra con visori e guanti; oltre la realtà aumentata; oltre l’intelligenza artificiale: è una realtà mista, ibrida, tra il mondo reale e quella digitale. In una immaginaria linea che ha da una parte la realtà fisica e dall’altra la realtà virtuale immersiva, il Metaverso è oltre perché si sviluppa nel digitale ma la sua sostanza è costituta da dati e info in stretta correlazione con la struttura spazio temporale del mondo fisico, trasposta.

Come questa evoluzione è stata possibile?

Come siamo arrivati a questo? Qualcuno “si sveglia” ora e scopre un nuovo mondo ma non dobbiamo dimenticare che la prima versione di Metaverso fu il cyberspazio, universo regolato da sinapsi globali di comunicazione, cosi come lo abbiamo visto nel 1984 in Neuromancer di William Gibson. Come noto, il termine fu usato per la prima volta nel romanzo Snow Crash, nell’ormai lontano ’92, dove Neal Stephenson ci ha raccontato di un mondo condiviso tramite internet da persone rappresentate nelle tre dimensioni dagli avatar. Nel romanzo era chiaro già da allora come l’avatar non sia solo una identità digitale ma globale. E poi ovviamente, nel cinema, con Matrix dove il Metaverso è uno spazio fisico e temporale in cui cercare di essere appagati mentre fuori regnano pandemie, crisi climatiche, guerre e anoressia emotiva. Anche Netflix, con la serie Ready Player One che discende dal film di Spielberg dove il Metaverso si chiama Oasis, luogo per sfuggire all’alienazione umana. Perché dunque tanta sorpresa? Il Metaverso è oggi lo spazio tridimensionale dove gli utenti si muovono liberamente, viaggiano, lavorano, fanno accordi commerciali, teledicina. Non è di proprietà delle aziende, ma le aziende stanno stanziando milioni e milioni per entrarci.

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