Giangiacomo Feltrinelli sosteneva che “… il grado di civiltà del nostro Paese dipenderà anche, e in larga misura, da cosa – anche nel campo della letteratura di consumo – gli italiani avranno letto”.
In Italia si legge poco e gli studenti, in particolare, pare non siano dei grandi consumatori di libri, alcuni avrebbero qualche difficoltà persino con la comprensione del testo, lo dicono le statistiche. Ma qual è, lì dove sussista, la questione degli studenti italiani riguardo la comprensione di un testo? Avrebbero fatto leggere un testo agli inglesi, ai francesi, ai greci, agli italiani ecc. e poi avrebbero chiesto “che cosa hai capito?” e alcuni studenti italiani avrebbero risposto “poco; ho capito; non tutto tutto…”. In proposito non si vuole esaminare né tanto meno mettere in discussione alcun dato statistico, anzi citando un riservato capostazione pugliese interpretato da S. Rubini nella fantastica commedia La Stazione (di U. Marino – 1985), ricordiamo con le sue parole che la statistica “E mica è un gioco. È la statistica, al giorno d’oggi tutto cammina con le statistiche!”. Rileggendo questo originalissimo copione sarebbe interessante soffermarsi sui dialoghi analizzando somiglianze e differenze con quelli digitati da milioni di teenagers che hanno usurato le tastiere trasformando ogni pensiero in chat. Onnipresenti chat, dialoghi inviati – quando c’è campo – alla velocità delle nostre emozioni (e secondo alcuni studi ad un ritmo cerebrale nuovo) generando miliardi di caratteri accompagnati da emoticon, immagini e video che, mentre supportano, amplificano e rappresentano il messaggio e al contempo impoveriscono la capacità di elaborare e scrivere. Forse ci si potrebbe chiedere quanto la tecnologia degli smart phone possa aver influito sullo stile e sull’efficacia della scrittura, abituandoci a leggere e comprendere messaggi elaborati più nella grafica che nel linguaggio. Possiamo comunicare sempre più istantaneamente, trasferiamo pensieri, richieste e dati in tempo reale, scansando anche la fatica di scrivere un un’email. Si stava appena consolidando l’urgenza di saper scrivere rapidi, sintetici, efficaci, comprensibili ed ecco che per non muovere troppo l’articolazione della mano, e senza impegnare eccessivamente l’organo principale del sistema nervoso centrale, si registra un vocale di dieci minuti anche solo per dirti quanto sono felice. Ora un dubbio potrebbe anche assalirci: il prossimo studio statistico sulla comprensione del testo degli studenti italiani registrerà un risultato migliore o addirittura la situazione potrebbe peggiorare? Il metaverso, l’infosfera ci trasporteranno ovunque cancellando le distanze e abolendo la necessità della comunicazione scritta? Si potrebbe prospettare una situazione così: raggiungeremo amici vicini e lontani con i quali potremo comunicare verbalmente, non verbalmente, paraverbalmente; il nostro avatar avrà l’espressività del nostro volto e gesticolerà più o meno, a seconda della provenienza regionale? È stato calcolato che l’efficacia di una comunicazione orale dipende per il 7% dalle parole usate, per il 38% dal modo in cui le parole sono dette e per il 55% dalla gestualità e dalla postura dell’oratore. Quindi, finché si possa contare su tono di voce e gestualità abbiamo qualche garanzia, ma sul foglio bianco le parole avranno un altro peso e per sostenerlo è indispensabile allenarsi: scrivere, leggere, leggere, scrivere, rileggere e riscrivere cimentandosi senza sosta nell’insorabile esercizio di mettersi nei panni del lettore. Ma si troverà il tempo per tutta questa palestra? La comunicazione scritta, in tutte le sue forme, rischia di ritrovarsi appannaggio di pochi come nei secoli passati? Una rivoluzione di questo tipo sarebbe tutt’altro che auspicabile. Nessuno torni indietro! Il bagaglio per le nuove destinazione non deve essere alleggerito, anzi, è opportuno per questioni di civiltà (e di conseguenza per motivi di sicurezza) essere in possesso di un passaporto culturale. Allora non resta che augurarci che gli italiani continuino e coltivare sempre più le buone letture accrescendo la capacità di sapere, capire, comunicare, raccontare, descrivere e scrivere e che con la buona scrittura si pratichi la condivisione, l’introspezione, l’immedesimazione, la riflessione, la pazienza. Lettura e scrittura insieme potenziano il confronto con se stessi, sono indispensabili alleati per sviluppare la consapevolezza e gli strumenti per districarsi tra le offerte del mega mondo digitale per scongiurare la semplificazione dei contenuti e dei pensieri, schivando le fake news e approdando alla riva. Forse dovremo progettare più spazi dedicati alle parole: ultime pagine dei libri bianche per annotare riflessioni; laboratori per scrivere messaggi da lasciare in bottiglia; vocabolari interattivi per diffondere sinonimi e contrari; giardini virtuali dove condividere la descrizione di un acero di monte o di un’orchidea selvatica, di una rosa balsamina o di un cespuglio di ligustrum, in cinquanta parole messe in fila bene al punto tale che chiusi gli occhi il giardino lo si possa vedere nettamente. E non c’è da perdere troppo tempo, comprendiamoci, da qualche parte bisognerà pur cominciare e perché no proprio da La Grammatica Essenziale (1959 – Ennio Flaiano)
Chi apre il periodo lo chiuda.
È pericoloso sporgersi dal capitolo.
Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi.
Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
Chi tocca l’apostrofo muore.
Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
La persona educata non sputa sul componimento.
Non usare l’esclamativo dopo le 22.
Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
Per gli anacoluti servirsi del cestino.
Tenere i soggetti al guinzaglio.
Non calpestare le metafore.
I punti di sospensione si pagano a parte.
Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
Per le rime rivolgersi al portiere.
L’uso del dialetto è vietato ai minori dei 16 anni.
È vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
È vietato aprire le parentesi durante la corsa.
Nulla è dovuto al poeta durante il recapito.