La legge di Bilancio 2022 ha previsto una sistemazione delle regole dei tirocini extra-curriculari cioè svolti al di fuori di un percorso formativo di alternanza studio/lavoro ed ha demandato al Governo e alle Regioni la predisposizione di un accordo per la definizione di linee guida entro il 30 giugno.
Mentre i tirocini curricolari hanno valenza nazionale, quelli extracurriculari sono infatti definiti da una regolamentazione regionale alla quale sovraintende l’Accordo Stato/Regioni attraverso l’emanazione di linee guida. Le linee guida dei tirocini extra curricolari dovranno recepire alcuni principi stabiliti nella legge di bilancio: devono essere circoscritti a soggetti con difficoltà di inclusione sociale; devono prevedere una “congrua indennità di partecipazione“, fissando la durata massima comprensiva di eventuali rinnovi e limiti numerici di tirocini attivabili in relazione alle dimensioni d’impresa; deve esserci un bilancio delle competenze all’inizio del tirocinio e una certificazione delle competenze alla sua conclusione; bisogna definirne il numero in modo tale da garantire una quota minima di assunzioni al termine del tirocinio; bisogna prevenire e contrastare un uso distorto dei tirocini extracurricolari individuando le modalità del tirocinio; bisogna comunicare all’Ispettorato del lavoro entro il giorno antecedente l’inizio del tirocinio.
I tirocini extra-curriculari puntano ad agevolare l’inserimento o il reinserimento nel mondo del lavoro di giovani disoccupati. Per questo sono previste sanzioni nel caso in cui i principi del tirocinio non siano rispettati. Nello specifico, in caso di mancata indennità (dipende dalla gravità dell’illecito commesso), la sanzione varia tra i mille e i seimila euro; in caso di tirocini fraudolenti cioè usati non come formazione ma al posto del lavoro dipendente, la multa è di 50 euro per ogni tirocinante, al giorno.
Per quanto riguarda la sicurezza, è ovviamente in carico al soggetto ospitante: bisogna applicare integralmente, nei confronti dei tirocinanti, le disposizioni in materia di salute e sicurezza, contenute nel decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008.
La Regione Veneto, contestando le indicazioni governativa, ha però presentato ricorso alla Corte Costituzionale. In Veneto, secondo l’osservatorio regionale del lavoro, si avviano ogni anno circa 40mila tirocini e, ad un anno dalla conclusione, il 76 per cento dei tirocinanti trova lavoro o attiva un nuovo stage. Il ricorso del Veneto ha un precedente nel ricorso che nel 2012 alcune regioni avanzarono contro la disciplina che regola gli stage. In quella occasione la corte diede ragione alle Regioni valutando come indebita l’invasione dello Stato. Bisogna quindi ora attendere la pronuncia della corte affinché il procedimento di cambiamento possa andare avanti.