Sa, è una semplice informazione…
Il vigile milanese guardando i fratelli Capone con aria commiserevole domanda loro se per caso vengano dalla Val Brembana; Totò e Peppino sono alla ricerca di Marisa, la fidanzata del nipote che a Milano studia medicina; il giovanotto, infatti, “è studente che studia che si deve prendere una laura, che deve tenere la testa al suo posto e cioè sul collo…”. Nel 2022 i fratelli Capone avrebbero:
1) avuto un navigatore per cercare l’indirizzo;
2) parlato anche in un discreto inglese per chiedere informazioni;
3) vantato, nella famosa lettera, quanto il nipote fosse stato bravo a superare i test per entrare a Medicina.
Il test d’ingresso all’università è un indicatore di quanto la facoltà sia richiesta nell’immaginario collettivo, più è difficile entrare più si pensa che sia prestigiosa e sicura la professione per la quale ci si qualificherà. Ora, ci sono un ingegnere, un medico e un informatico – e non c’è nulla da ridere – a campeggiare e a sconfiggere la disoccupazione conquistando ottime prospettive per il futuro. Ma nel frattempo… Leggende metropolitane narrano di alunni modello dispersi nei labirinti virtuali, sfiniti dalla ricerca di un percorso di studi valido e sicuro che li conduca, senza rischi, incidenti e traumi, sulla strada della buona collocazione nel mondo del lavoro e nella società, tutto questo a prescindere dalla possibilità di:
1) ottenere una raccomandazione;
2) procurarsi una buona presentazione;
3) spendere il nome di un parente;
4) avere il talento per creare un’azienda fiorente come il salone di Federico Fashion Style.
Diventare adulti non è mai stato facile, in nessuna epoca, ma trovare la propria posizione definita nello spazio, in questo millennio, sembra davvero essere tutt’altro che facile. Le opportunità, in teoria, sarebbero moltissime ma a volte non è nemmeno scontato riuscire a individuarle e riconoscerne l’esistenza, per esempio quanti di noi saprebbero dire di cosa si occupa un Attuario o un User Interface Designer? Tornando alle certezze di base, una cosa è chiara a tutti, è indispensabile padroneggiare almeno l’inglese. Questa lingua internazionale, parlata da oltre due miliardi di persone sul nostro pianeta, è conditio sine qua non per essere presi in qualche considerazione. La scuola italiana, sebbene in ritardo, pare averne preso atto, soprattutto grazie a chi insegna e per buona volontà degli studenti. Basta confrontarsi con il livello albionico di un teenager svedese! In Svezia si pratica l’insegnamento bilingue per diverse materie, inoltre, soprattutto, il mondo dell’istruzione resta sempre collegato con il mondo del lavoro e i contatti con le aziende sono abituali. Se volessimo approfondire il funzionamento dei sistemi scolastici del nord Europa, certamente, nella comparazione, troveremmo spunti di riflessione, per capire se siamo indietro e se si possano mutuare soluzioni per la nostra crescita. Ma tornando a noi, qual è adesso la situazione di coloro che compiuti i diciassette anni, non avendo un’attività di famiglia da proseguire, devono orientarsi per scegliere la propria strada? Online possiamo attraversare deserti, visitare il Prado, fare un giro nei giardini del Quirinale, eppure, molti dei nostri giovanissimi, surfer del web, quando pensano alla loro destinazione per il loro futuro, chiedendo a Siri non riceveranno risposte adeguate. L’indicazione, ormai ovvia, è che bisogna studiare e anche tanto: sapere, conoscere, specializzarsi. Ma per andare dove dobbiamo andare da che parte dobbiamo andare? Sul navigatore è fin troppo facile trovare gli indirizzi di studio ma il world wide web, dopo averci inondato di informazioni, non ci accompagna nelle decisioni della vita. Se digitassimo la parola “motivazione” ci verrebbero restituite definizioni, video e frasi, ma niente che possa sostituire o almeno compensare l’incontro e l’immedesimazione con quelle figure che creano aspirazioni e ispirano le scelte per la formazione. Quanti di voi hanno inquadrato la propria carriera immaginandosi nei panni del lavoro del papà, della mamma,di uno zio chef trasferitosi nella Grande Mela, o hanno frequentato un corso di recitazione sognando di emulare il Principe De Curtis?
Si fa un gran parlare di Orientamento, la scuola progetta giornate, propone visite guidate ma troppi ambiti comunque restano inesplorati, in particolare quelli personali:
1) quelli che non hanno intorno a sé alcun modello a cui ispirarsi;
2) quelli che non hanno motivazioni neanche per immaginare di poter affrontare con profitto gli studi;
3) quelli che non si sono ancora posti la domanda “cosa vuoi fare da grande?”.
4) quelli che vorrebbero diventare ingegneri gestionali ma si chiedono anche quale sarà il loro stile di vita una volta assunti in un’impresa di logistica.
A questi interrogativi anche Alexa non risponde. Quindi, se volessimo esplorare l’universo delle professioni e dei mestieri dovremmo decisamente accontentarci. L’Atlante delle professioni.it ci illustra un ventaglio di possibilità, ci definisce l’ortottista ma non prevede che qualcuno possa fare il cameraman, il designer di scarpe, il consigliere di Prefettura o il genetista. Forse potremmo affermare che, per quanto il Web abbia sbaragliato la Guida dello Studente – cimelio degli anni Ottanta – in Italia ci sono ancora nodi da sciogliere e fili da collegare fra scuola e mondo del lavoro e soprattutto fra percorsi di studio, di carriera e di vita.
Fra percorsi di studio, di carriera e di vita.