Dimmi cosa succede sulla Terra.
Stare bene a metà, nel Metaverso.
Nel lontano marzo del 1997 Pino Daniele pubblicava il suo sedicesimo album dal titolo Dimmi Cosa Succede sulla terra, la sua prima traccia era Il Pianeta delle Parole e cantava più o meno così
E se vedi cadere una stella
Desidera una vita migliore per me, per te
E segui il tuo cuore…
Il cantautore poeta partenopeo proseguiva nella sua visione scrivendo un’altra sua grande opera intitolata Continueremo a Navigare, quando “navigare” voleva dire solo effettuare un tragitto con un’imbarcazione; ma il testo, riascoltato dopo 25 anni è davvero attuale, quasi profetico.
Chissà se Pino Daniele aveva immaginato che la soluzione al suo Se tu fossi qui sarebbe arrivata, vent’anni dopo, con la creazione di un Avatar in grado di farci Stare bene a metà vivendo la propria proiezione nel mondo virtuale del Metaverso. Neal Stephenson, che ideò questo spazio in Snow Crash (1992), ha solo quattro anni in meno del nostro cantautore e in comune, pur così diversi, hanno avuto la sensibilità di esplorare l’animo umano, il primo scrivendo storie di fantascienza che avrebbero anticipato il futuro e il secondo scrivendo musica e parole che preludevano e superavano il tempo. Quindi, per dirla con entrambi, continueremo a navigare nel Metaverso? Più ci immergiamo in una realtà fortemente high tech, diciamolo, più la vita sul nostro pianeta Terra ci richiederà profondamente high touch. La dimensione affettiva pervade la tecnologia, e viceversa, confondendo la realtà con il virtuale, mescolando vita online e offline perché siamo tutti continuamente connessi: secondo il neologismo del filosofo Luciano Floridi, siamo sempre più “onlife”. Infatti, avremo algoritmi intelligenti che lavoreranno per trasformare combinazioni di parole – le nostre parole – in risultati rispondenti a richieste complesse, perché tutti noi “online” chiediamo trasposizioni di vita vera. Wijnand Jongen, imprenditore olandese, nel suo libro La Fine dello Shopping Online, racconta del suo incontro, nel 2016, con Watson, il supercomputer IBM: digitando la frase “Sto cercando un abito elegante per il matrimonio di mia figlia” Watson aveva cominciato a fare una serie di domande “Dov’è il matrimonio? In quale periodo dell’anno? Al chiuso o all’aperto?” Il colloquio riguardava anche il tipo di completo, i colori, la fascia di prezzo. Dunque Jongen avrebbe avuto una piacevole conversazione con Watson IBM e ottenuto consigli molto personalizzati. Il nostro dialogo si è servito della tecnologia e oggi è la tecnologia a servirsi del dialogo per spingersi oltre e arrivare al cuore della persona che, se pur in formato ologramma, accampa diritti di personalità e poteri. Nel 1985 Italo Calvino ci lasciava le sue Lezioni Americane, un’opera in cui possiamo già intravedere la fluidità del mondo della cultura e della comunicazione in cui la letteratura si confermava valore di ogni tempo: “Da quando la scienza diffida delle spiegazioni generali e delle soluzioni che non siano settoriali e specialistiche, la grande sfida per la letteratura è il saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima, sfaccettata del mondo”. Nel viaggio spazio temporale che il futuro ci promette, il valore condiviso resterà la letteratura; e come ci suggerisce Calvino, “la letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati” infatti, guardando all’evoluzione della comunicazione, sappiamo già che il suo influsso attraverserà ogni tempo. Sconfinando nello spazio digitale, la letteratura ci suggerirà nuovi registri e ci garantirà quell’unicità per autenticare la nostra onnipresenza. E così, preparando il nostro bagaglio, dovremo necessariamente ricordarci di portare con noi qualche manuale tecnico in meno e programmare più incursioni nel mondo della musica e della poesia.