Con l’aumentare senza limiti della diffusione delle fake news, l’intelligenza artificiale sembra essere l’unico mezzo efficace per contrastarle, l’unico mezzo che riesca ad estirpare le notizie false come erbacce, a partire dalle radici, arrivando dove l’uomo non può arrivare.
Creare notizie false sembra essere oggi assai più semplice d’un tempo, complice la democraticità degli strumenti a cui tutti possono accedere: ne siamo stati spettatori soprattutto durante il periodo di pandemia da COVID-19.
L’OMS ha parlato di infodemia, una circolazione quantitativamente eccessiva e giornaliera di informazioni non vagliate con accuratezza, fuorvianti o dalle fonti poco attendibili. Proprio per questo motivo, Facebook e l’International Fact-Checking Network hanno dato vita ad un bando internazionale dal nome “Coronavirus Fact-Checking Grants” per dare una risposta concreta all’emergenza di tutelare le persone su un argomento così delicato.
Le notizie false vengono alimentate dalla buona fede delle persone che spesso si sono ritrovate a vacillare ed a credere a notizie che poi si sono scoperte non veritiere solo perché le hanno lette su un articolo online. Un fenomeno come questo poi, già di per sé pericoloso, lo è stato ancora di più in un contesto di fragilità emotiva globale in cui l’oggetto delle notizie false era la salute di milioni di persone.
Dopo queste premesse è facile immaginare che i Fact Checker, cioè coloro che per mestiere verificano notizie, non bastano più per smascherare le notizie false. Un articolo pubblicato sul Telegraph ci spiega come l’intelligenza artificiale sia talmente usata per lo smascheramento da essere supportata dai player che guidano la ricerca come il Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory (CSAIL) del MIT in collaborazione con il Qatar Computing Research Institute (QCRI).
Forme di intelligenza artificiale all’avanguardia incentrate sullo sviluppo di algoritmi di apprendimento profondo, meglio conosciuto come Deep Learning, hanno l’obiettivo di stilare una sorta di classifica di alta, media e bassa veridicità delle informazioni esaminate.
Nell’IA si percorre la tendenza dell’apprendimento profondo, che negli ultimi anni ha sempre di più l’obiettivo di assimilare il processo di apprendimento dell’essere umano, simulandone la capacità di attenzione e basandosi sul fatto che alcune parole appaiano più rilevanti agli occhi umani rispetto ad altre.
Sempre più aziende, dalle piccole start-up alle grandi imprese, stanno attualmente elaborando strumenti basati sull’IA; il futuro che ci aspetta, riuscirà a comprendere l’utilizzo dell’IA anche nel campo dell’audiovisivo?